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In Mediazione Familiare

Mediazione familiare

BUTTERFLY

La mediazione familiare “è un percorso di aiuto nei casi di cessazione di un rapporto di coppia a qualsiasi titolo costituito o di conflitti parentali che implichino aspetti emotivo-relazionali, volontario, sollecitato dalle parti, finalizzato alla riorganizzazione delle relazioni familiari ed in particolare al raggiungimento di accordi concreti e duraturi concernenti l’affidamento e l’educazione dei minori, gli aspetti economici e patrimoniali, e tutto quanto previsto dalla normativa vigente in tema di separazione e divorzio. La mediazione familiare offre ai genitori un contesto strutturato e protetto dove poter esprimere dubbi, perplessità, emozioni, connesse con le difficoltà della fase separativa, favorendo le potenzialità evolutive della crisi, in funzione della maturazione e della tutela dei figli ed apprendere un modello di comunicazione più sano e funzionale al nuovo assetto familiare”.

La mediazione familiare si presenta come un valido e prezioso supporto da integrare all’iter giudiziario, per tutti i casi di separazione e divorzio: è una risorsa chiara e precisa che si ha a disposizione principalmente, ma non solo, quando il processo di separazione e/o divorzio si presentano complessi e conflittuali. La mediazione è uno strumento che parte, appunto, dalla consapevolezza di quanto possa essere lungo e difficile il processo della separazione, per tutti i soggetti coinvolti, anche e soprattutto sul piano emotivo e relazionale.

La mediazione opera per ristabilire la comunicazione tra i coniugi, con figli, che hanno deciso di interrompere la loro unione di coppia e intraprendere quindi il processo che porta alla separazione, ma che sono chiamati a comunicare e interagire per il legame genitoriale che li unisce e lo farà comunque per sempre. L’obiettivo concreto di tale intervento è, pertanto, la concretizzazione di un progetto di riorganizzazione delle relazioni in seguito alla separazione e/o al divorzio, che tenga, naturalmente, in considerazione i bisogni di ogni membro della famiglia: con la separazione, infatti,

entra in crisi il legame di coppia, ma necessitano di essere rivisitate le relazioni tra tutti i componenti della famiglia: genitori, figli, ma anche nonni, zii… Ciò che spinge le persone a rivolgersi ad un mediatore familiare si può ascrivere primariamente nel bisogno di aiuto e sostegno di una figura terza, neutra e competente, nella gestione del conflitto di coppia, e nel desiderio di favorire la crescita il più possibile serena e fuori dai conflitti dei figli.

La coppia, in tutto questo, è sostenuta ed incoraggiata dal mediatore al fine di strutturare gli accordi che meglio rispondono alle esigenze, non solo loro, bensì di tutti i componenti del nucleo familiare, tenendo in considerazione anche il sistema famiglia allargata.

Il mediatore familiare ha il compito ed il dovere di affrontare nel percorso sia gli aspetti emotivi (affidamento dei figli, continuità genitoriale ed educazione, comunicazione della separazione alle rispettive famiglie d’origine…) che quelli più strettamente materiali e pratici (i giorni e gli orari, la gestione degli spostamenti…). Inizialmente il suo compito è quello di svolgere una prima consultazione con entrambi i genitori congiuntamente o separatamente, se necessario, con l’obiettivo di raccogliere dati ed informazioni sul ciclo di vita della coppia e della famiglia, la nascita dei figli e l’evoluzione del conflitto e della crisi di coppia che ha portato poi alla decisione di separarsi e di affidarsi allo specialista in questione.

In Ipnosi

IPNOSI POST ERICKSONIANA

Ogni volta che qualcuno chiede a Bandler e Grinder (fondatori della PNL e autori, tra gli altri, di “TRANCE-FORMATION” e “I MODELLI DELLA TECNICA IPNOTICA DI MILTON ERICKSON”) cos’è l’Ipnosi, riceve due risposte in contemporanea:

  • “L’ipnosi non esiste”
  • “Tutto è ipnosi”

Il lavoro di Milton Erickson, noto a molti come il più grande ipnologo di tutti i tempi e uno dei più illustri innovatori in psicoterapia, dimostra l’integrazione e la simultanea e feconda verità di entrambe le risposte. 

È interessante notare che molti studiosi hanno, con motivate ragioni, creduto che Castaneda si fosse ispirato a Erickson per il suo mentore Don Juan: proprio come Castaneda e il suo lettore ci possiamo chiedere se l’ipnosi è il luogo degli stati alterati di coscienza oppure degli stati allargati (per alcuni “superiori” di coscienza), o di un percorso che collega gli uni agli altri.

Non c’è un’unica ipnosi. L’ipnosi con cui lavoro io è un’integrazione dell’ipnosi post ericksoniana e l’Ipnosi Spiritualista, rivista con logica PNL. 

Si basa su:

  1. a)     stati di coscienza detti “allargati” (illuminati) ottenuti con o senzainduzione;
  2. b)     l’esistenza di più livelli di supercoscienza, capaci di rispondere, informare su tutto, fare piani di terapia, fare la terapia, se ben guidati;
  3. c)     l’esistenza di un Vero Sé da liberare e mettere “a capo” di tutto. Fa tanto “new age”, ma FUNZIONA, con risultati eclatanti, in particolare ad esempio per la psicosomatica.

 

In Dicono di me

Ringraziamento di libertà

Avevo una grande paura di aprirmi per il timore di non essere capito e compreso. Invece grazie alla Dottoressa Galante sono stato accolto con delicatezza e tanta comprensione. Con il suo aiuto sono riuscito ad aprirmi ed a buttare fuori tutto ciò che si era sedimentato da tempo. Ora sento di essere più leggero e più libero di vivere la mia vita con la completa serenità che cercavo da anni. GRAZIE DOTTORESSA.

In Pubblicazioni

Errore? No, Crescita!

L'immagine può contenere: testoEh già, anche un errore è stato una scelta.
E prima di comprendere e rendersi conto che quella scelta poteva esser migliorata, aveva qualche pecca, tanto da risultare errore, ci sembrava la scelta migliore.
E allora ricordiamoci i momenti in cui è stata presa quella decisione, in cui quella scelta sembrava la migliore, NON per rimproverarsi, ma per perfezionarla, crescerla, MIGLIORARE ancora di più.
Ricordiamo quali elementi ce l’hanno fatta prendere, guardiamoli e proprio da quelli ripartiamo per rendere quella scelta La Scelta Migliore!
Ringraziamo le nostre scelte che diventano errori per la potente opportunità di Crescita e Cambiamento!

In Pubblicazioni

Il potere dei pensieri positivi

“Ricorda: dietro le nuvole c’è sempre il sole.”

E allora, perché fermarsi a vedere solo le nuvole?

Allenarsi a vedere e ri-conoscere sempre quel qualcosa di positivo che ci sta attorno: un sorriso, un fiore, un profumo… allena anche a star bene.
Facciamolo già dal risveglio!L'immagine può contenere: testo

In Dicono di me

Emozioni, lenti e strumenti…

Ci sono periodi nella vita in cui perdiamo la bussola. Tutto ciò che era facile improvvisamente diventa difficile. In quel esatto momento perdiamo il contatto con il proprio io. Il dolore quello vero ci affonda, ma se vissuto nel modo corretto porta alla conoscenza interiore di se stessi, all’essenziale. Creiamo armature per difenderci da ciò che fa paura, quando basterebbe vivere tutte le emozioni , hanno sempre qualcosa da insegnarci su chi siamo realmente.
Consiglio vivamente la Dott.ssa. Galante molto professionale e al tempo stesso delicata. Sa capire e condividere lo stato d’animo della persona che ha di fronte, mettendola a proprio agio. Evidentemente avevo bisogno di una spinta, di essere capito realmente per ciò che sono. Mi sono sentito a casa. Nei suoi brevi silenzi percepivo comprensione, rispetto e calore umano. Cose da non sottovalutare specie in un momento di difficoltà. Mi ha fatto capire che ero solo seduto ,di conseguenza vedevo tutto più grande di me. Lentamente mi sono alzato e quel “tutto” ha ripreso la sua dimensione reale. Ho imparato tante cose che mi serviranno sicuramente anche in futuro. Ho scoperto di avere “strumenti” mai usati prima. Non potevo chiedere persona migliore.
E voi quali lenti avete deciso di indossare?
Grazie.

In Dicono di me

Il pensiero di…

Personalmente devo dire che l’incontro con la Dott.ssa Galante è stato da subito per me molto distensivo in quanto dalla titubanza e paura iniziale mi sono ritrovato a mio agio e disponibile ad esternare quelle che erano le mie problematiche. Consiglio vivamante la Dott.ssa Galante in quanto persona riflessiva e molto comprensiva, gentile e dai modi molto gentili. Devo dire che mai mi sarei aspettato di uscire dalla situazione per la quale mi sono rivolto a lei così bene e ottimisticamente predisposto ad affrontare la vita con il sorriso.

In Pubblicazioni

Re.Start.Community è online!

FullSizeRenderRe.Start.Community  Sinergie per il nostro Futuro.

Che cos’è il cambiamento se non ri-scoprire il nostro potenziale e avere il coraggio di tradurlo in azione?

Metti 10 persone, 7 incontri e 2 conduttrici Caterina Galante, Psicologa Psicoterapeuta e Federica Tabone, Psicologa del Lavoro. Dove? Padova, Treviso, Vicenza, Mestre.

Incontri tra consulenti, imprenditori, startupper e neolaureati per confrontarsi su strategie già sperimentate o solo immaginate, volte ad individuare una nuova strada per il cambiamento di sè o della propria azienda.

Ps. Il dietro le quinte di Re.Start.Community

Abbiamo sperimentato su noi stesse come delle precise tecniche di origine sistemica possano innescare una spirale di pensieri generativi e portino velocemente alla comprensione di ciò che ci differenzia o accomuna agli altri.

In EMDR

Terapia EMDR

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing – desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.
L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

Quali sono le basi dell’EMDR?

L’approccio EMDR, adottato da un numero sempre crescente di psicoterapeuti in tutto il mondo, è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo l’AIP, l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti con informazioni utili. Le informazioni ”congelate” e racchiuse nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici. Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.
L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali. Una volta avvenuto ciò, il paziente può vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’ esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Utilizzando un protocollo strutturato il terapeuta  guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti.  Al termine della seduta di EMDR, quando il processo di rielaborazione ha raggiunto la risoluzione adattiva, l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.
Attraverso il trattamento con l’EMDR è dunque possibile alleviare la sofferenza emotiva, permettere la riformulazione delle credenze negative e ridurre l’arousal fisiologico del paziente.
Questo approccio risulta efficace anche con i pazienti che hanno difficoltà nel verbalizzare l’evento traumatico che hanno vissuto. L’EMDR, infatti, utilizza tecniche che possono fornire al paziente un maggior controllo verso le esperienze di esposizione (poiché non si basa su interventi verbali), e che possono aiutarlo nella regolazione e nella gestione delle emozioni intense che potrebbero scaturire durante la fase di elaborazione.

L’EMDR come approccio evidence-based

Nel lasso di trent’anni dalla sua scoperta, ad opera della ricercatrice americana Francine Shapiro, l’EMDR ha ricevuto più conferme scientifiche di qualunque altro metodo usato nel trattamento dei traumi. Oggi è riconosciuto come metodo evidence based per il trattamento dei disturbi post traumatici, approvato, tra gli altri, dall’American Psychological Association (1998-2002), dall’American Psychiatric Association (2004), dall’International Society for Traumatic Stress Studies (2010) e dal nostro Ministero della salute nel 2003. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.
L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per il Disturbo Post Traumatico da Stress che per i traumi di minore entità.  La ricerca recente mostra che, attraverso l’utilizzo dell’EMDR, le persone possono beneficiare degli effetti di una psicoterapia che una volta avrebbe impiegato anni per fare la differenza. Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che tra l’84% e il 90% dei pazienti che riportavano l’esperienza di un singolo evento traumatico non mostravano più i sintomi di un Disturbo da Stress Post-traumatico dopo sole 3 sessioni di EMDR da 90 minuti ciascuna. L’efficacia dell’EMDR nel trattamento del PTSD è ormai ampiamente riconosciuta e documentata, ma attualmente l’EMDR è un approccio terapeutico ampiamente usato anche per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici. Data l’importanza che gli eventi traumatici (siano essi traumi singoli che cumulativi e relazionali) rivestono nello sviluppo di differenti patologie, diviene importante affrontarle attraverso un approccio che tenga in considerazione e riesca ad intervenire sull’origine traumatica di tali disturbi.
La ricerca riguardante l’EMDR è una delle prime in cui sono stati evidenziati i cambiamenti neurobiologici che si verificano durante ogni seduta di psicoterapia, rendendo l’EMDR il primo trattamento psicoterapeutico con un’efficacia neurobiologica provata. Le scoperte in questo campo confermano l’associazione tra i risultati clinici di questa terapia e alcuni cambiamenti a livello delle strutture e del funzionamento cerebrale.

Dato il riconoscimento a livello mondiale dell’efficacia di questo metodo terapeutico per il trattamento del trauma, ad oggi più di 120.000 clinici in tutto il mondo usano questa terapia. Milioni di persone sono state trattate con successo negli ultimi anni.

In EMDR

Il Trauma

Cosa si intende per trauma psicologico?

Sono state date molte definizioni di Trauma Psicologico nel corso della storia, ma cosa si intende davvero con questo termine? Ci può venire in aiuto l’etimologia stessa della parola, che deriva dal greco e che vuol dire “ferita”. Il trauma psicologico, dunque, può essere definito come una “ferita dell’anima”, come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive.

Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intesa. Si possono includere in questa categoria eventi come un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia. Accanto a questi traumi di piccola entità si collocano i traumi T, ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care. A questa categoria appartengono eventi di grande portata, come ad esempio disastri naturali, abusi, incidenti etc.

Nonostante gli eventi sopra descritti riferiti alle due tipologie di trauma siano molto differenti, la ricerca scientifica ha dimostrato che le persone reagiscono, dal punto di vista emotivo, mostrando gli stessi sintomi.

Non tutte le persone che vivono un’esperienza traumatica reagiscono allo stesso modo. Le risposte subito dopo uno di questi eventi possono essere moltissime e variare dal completo recupero e il ritorno ad una vita normale in un breve periodo di tempo, fino alle reazioni più gravi, quelle che impediscono alla persona di continuare a vivere la propria vita come prima dell’evento traumatico.

Cosa succede dopo un evento traumatico?

L’essere stato vittima di un evento traumatico porta a conseguenze che possono essere riscontrabili non solo a livello emotivo, ma lasciano il segno anche nel corpo di chi è sopravvissuto a uno di questi eventi. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che le persone che hanno vissuto traumi importanti nel corso della vita portano i segni anche a livello cerebrale, mostrando, ad esempio, un volume ridotto sia dell’ippocampo che dell’amigdala. Queste scoperte, avvenute negli ultimi anni grazie all’utilizzo di strumenti di indagine sempre più sofisticati, gettano luce sulla stretta connessione mente-corpo. Ciò che ha un impatto emotivo molto forte si ripercuote anche a livello corporeo, quindi, risulta evidente che intervenire direttamente sull’elaborazione di questi eventi traumatici abbia un effetto anche la neurobiologia del nostro cervello.

Subito dopo aver vissuto un evento traumatico il nostro organismo e il nostro cervello vanno incontro ad una serie di reazioni di stress fisiologiche, che nel 70-80% dei casi tendono a risolversi naturalmente senza un intervento specialistico. Questo avviene perché l’innato meccanismo di elaborazione delle informazioni presente nel cervello di ognuno di noi è stato in grado di integrare le informazioni relative a quell’evento all’interno delle reti mnestiche del nostro cervello, rendendolo “digerito”, ricollocato in modo costruttivo e adattivo all’interno della nostra capacità di narrare l’accaduto. Ma cosa succede quando questo non avviene?

Alcune persone continuano a soffrire per un evento traumatico anche a distanza di moltissimo tempo dall’evento stesso. Spesso riportano di provare le stesse sensazioni angosciose e di non riuscire per questo motivo a condurre una vita soddisfacente dal punto di vista lavorativo e relazionale. In questi casi, quindi, il passato è presente.

Questo quadro sintomatologico, che può arrivare fino a delinearsi in un Disturbo da Stress Post-Traumatico, è caratterizzato appunto dal “rivivere” continuamente l’evento traumatico, continuando a provare tutte le emozioni, sensazioni e pensieri negativi esperiti in quel momento. E’ proprio quando ci si rende conto che le reazioni sono di questo tipo e che la sofferenza è significativa che è necessario chiedere aiuto ad uno specialista.

Di seguito vengono riportate alcune informazioni importanti da tenere presente quando si ha a che fare con persone che sono state esposte ad un evento traumatico. Esse possono essere un valido aiuto per comprendere quali siano le risposte tipiche a seguito di un evento di tale portata e quando è necessario intervenire con un supporto specializzato.

Di cosa abbiamo bisogno quando subiamo un’esperienza traumatica?

  • Avere una persona con cui parlare dei propri pensieri e sentimenti.
    È importante considerare il fatto di aver bisogno di un aiuto di una persona di fiducia per superare il momento.
  • Cercare di mantenere la routine quotidiana, per esempio tornare al lavoro al più presto, anche se la capacità lavorativa sarà ridotta perché ci si potrebbe stancare facilmente.
  • Essere consapevoli che, anche se le reazioni e le emozioni sono forti, questo è normale.
  • Darsi il tempo necessario per riguadagnare le proprie forze.

Le reazioni durante e dopo l’incidente, che in realtà proteggono da un crollo psicologico, sono:

  • Senso di irrealtà – Si ha la sensazione di essere dentro a un film, le scene si svolgono come al rallentatore, i sensi sono acutizzati per fare una rapida valutazione dei pericoli presenti nella situazione, cercando delle vie d’uscita o altre soluzioni. Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana attorno a noi può sembrare irreale o irrilevante, come se ci trovassimo sotto a una campana di vetro o in mezzo ad un incubo
  • Reazioni fisiche– Sono normali la tachicardia e il senso di nausea. In genere si sente caldo o freddo, oppure paura di stare da soli, bisogno di vicinanza, di un supporto e aiuto concreto

Alcune delle reazioni successive all’evento:

  • Pensieri intrusivi – Arrivano involontariamente pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo. Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento, per es. prima di dormire e si accompagnano di un senso di disagio.
  • Problemi di sonno – In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell’evento.
  • Associazione con altri stimoli – È comune che alcuni stimoli ambientali, persone o situazioni richiamino l’evento in modo involontario. Questo è dovuto al fatto che l’evento viene associato ad altri fattori che provocano un certo malessere o ansia. Ovviamente lo stimolo da solo, se non venisse associato all’evento traumatico, non genera alcun disagio.
  • Difficoltà di concentrazione – Poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.
  • Reazioni fisiche – Problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza.
  • Disperazione – È difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.
  • Colpa – Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un’altra persona è morta o ferita gravemente. C’è una tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. È comune dirsi: “Se io solo avessi…”
  • Vulnerabilità – Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, sopratutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell’incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte crea incomprensione con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà.
  • Il significato della vita – Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire e dare un senso a quanto accaduto. Sono molto comuni pensieri riguardanti la vita e la morte e le cause che hanno portato all’evento traumatico vissuto. Ci si rende conto di essere estremamente vulnerabili e si è in apprensione rispetto all’eventualità che l’evento traumatico possa ripresentarsi nuovamente.
Il trauma nei bambini

Il trauma infantile può essere definito come la conseguenza mentale di un evento esterno e improvviso o di una serie di eventi altamente stressanti che provocano una sensazione di impotenza nel bambino e che determinano una rottura delle abituali capacità di coping da lui messe in atto. L’EMDR vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale, soprattutto quella legata alle esperienze nei primi anni di vita. Le esperienze negative e traumatiche subite in età infantile sono in genere presenti in modo diffuso, vengono sottovalutate e diventano comunque una fonte primaria di disagio. Qualsiasi esperienza in cui il bambino sperimenta oppressione, paura o dolore, insieme ad una sensazione di impotenza, può essere considerato un trauma infantile. I bambini che, durante l’infanzia, hanno sperimentato traumi ripetuti (sia di natura relazionale che ambientale) e che non possono contare su una buona relazione di attaccamento con le proprie figure genitoriali, sono caratterizzati da traiettorie di sviluppo estremamente carenti e danneggiate. Questo è dovuto al fatto che i bambini sono molto impressionabili e il loro livello di esperienza non è tale da dare loro una visione equilibrata della vita e di loro stessi. Tendono a fidarsi molto degli adulti, soprattutto delle figure genitoriali che hanno una grande credibilità ai loro occhi. Quindi, se l’adulto fa o dice qualcosa di negativo o di grave il bambino attribuisce la colpa a se stesso, non ai problemi dell’adulto. I bambini provano dolore nello stesso modo degli adulti quando vengono esposti a eventi gravi come la morte di un familiare o una malattia o una violenza nei loro confronti. Quindi, i bambini sono soggetti a provare stati di ansia ed emozioni come rabbia, colpa, tristezza, mancanza e senso di impotenza. La capacità dei bambini di provare questo tipo di dolore è in genere sottovalutata, probabilmente questo è dovuto al fatto che si esprimono con modalità diverse da quelle degli adulti. Inoltre, nella nostra cultura abbiamo la tendenza a proteggere i bambini dal dolore e dalla sofferenza. Indipendentemente dal fatto di essere stati coinvolti direttamente nell’evento, i bambini si rendono conto e sentono quando succede qualcosa di grave. Se si tace o si è vaghi riguardo all’evento, si lascia il bambino da solo con i suoi pensieri, con la sua immaginazione, con domande senza risposta e con tutta l’incertezza che questo crea. Se non viene data alcuna informazione lasciamo il bambino alle sue fantasie, che in genere sono peggio della realtà. Le fantasie negative possono provocare un senso di ansia e di terrore che lasciano segni permanenti che si manifestano in seguito come vulnerabilità fisica o psichica.

I bambini che hanno vissuto delle esperienze altamente stressanti e traumatiche fin da piccoli, hanno la tendenza a rimettere in atto i loro traumi attraverso il comportamento. Essi possono infatti presentare alcune risposte tipiche determinate da questi fratture nello sviluppo, come ad esempio l’acting out o l’evitamento.

Le risposte a cui i bambini che hanno vissuto eventi traumatici possono andare incontro sono molte; esse possono variare da una breve reazione da stress che si risolve in modo spontaneo, ad una sindrome più complessa definita come Disturbo Post-Traumatico Complesso.

Come esprimono le loro emozioni?
Le reazioni sono diverse, a seconda della loro età evolutiva e dell’importanza emotiva dell’evento, della violenza o della perdita. I bambini in genere hanno difficoltà a verbalizzare le loro emozioni. Le emozioni in genere vengono espresse attraverso irrequietezza, agitazione, scoppi di rabbia, paura del buio, problemi di sonno, incubi e paura dell’abbandono. Possono anche riferire sintomi fisici come mal di testa o di stomaco. Quando i bambini scoppiano a piangere o diventano molto tristi apparentemente senza motivo, allora può voler dire che stanno lottando con il dolore e che hanno bisogno di aiuto.

Come aiutare i bambini?
E’ necessario dare messaggi chiari, trasmettere al bambino le informazioni in modo aperto e sincero, soprattutto riguardo quello che è successo, quello che sta succedendo e quello che succederà . Le spiegazioni devono tenere conto ovviamente dell’età del bambino. I genitori sono le persone più indicate per informare e preparare il bambino, se questo non è possibile allora deve farlo una persona che il bambino conosce bene, di cui si fida. Deve esserci il tempo e la tranquillità necessaria per parlare. L’adulto deve ascoltare le domande del bambino e rispondere con sincerità, accettare e rispettare le emozioni del bambino. I bambini reagiscono in modo diverso, alcuni piangono o protestano oppure negano la realtà, altri dimostrano apatia e si comportano come se non avessero sentito quello che gli è stato appena spiegato, ma devono avere la possibilità di poter riprendere l’argomento con le loro domande e di ricevere risposte sincere. Se non ci sono risposte, allora bisogna dirlo al bambino, i bambini questo lo capiscono. È importante ricorrere a volte al supporto di uno psicoterapeuta, soprattutto se le persone con cui vive il bambino non sono in grado di aiutarlo. L’intervento terapeutico è in genere di breve o media durata ed è importante non solo per risolvere il problema emotivo post-traumatico ma anche come prevenzione di difficoltà future.